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Animali di serie B

 


Cozze, calamari, aragoste, gamberi, vermi, stelle marine...

Non li protegge nessuno. Nessuno si preoccupa di rispettarli e tanto meno

si curano del loro dolore.

Forse una medusa non soffre quanto un cane o una scimmia, lo dico a pelle.

Lo dico a logica perchè seppure possieda una rete nervosa non ha un sistema nervoso complesso in grado di elaborare il dolore e dargli un significato di sofferenza.

Curioso il comportamento delle formiche.

Una formica in pericolo, mentre sta per morire annegata tra detersivi e acqua di un lavello bagnato, che fa? Scappa? Macchè... se ne frega, pensa a mangiare.

Forse, dico forse, questi animali hanno una concezione del pericolo e della morte leggermente diversa da quella che per es. potrebbe avere un mammifero o un uccello. Ciò non vuol dire che possiamo disporre delle loro vite come ci pare e ci piace, sentirci liberi di ucciderli. 

Eppure per la legge sono animali di serie B:

Tutte le leggi sul maltrattamento animale partono dalla definizione di animale: “qualunque vertebrato vivo non umano”. Ciò significa che gli invertebrati non sono considerati neppure esseri viventi.

Gli astici che agonizzano per giorni interi sui banchi delle pescherie con le chele legate, dopo lunghi e penosi viaggi oltreoceano, senza acqua, fermi alle dogane, per ore sotto il sole...  poi gettate vive nell’acqua bollente.

A Loro nessuno pensa, nemmeno gli “animalisti”. Perchè?

Per non parlare delle stragi che si fanno ogni anno in ambito accademico: milioni di insetti crocifissi con gli spilli a puro scopo dimostrativo, milioni di piccoli paguri gettati vivi nell’alcol o nella formalina, ...così... ridendo. Animali di serie B, rispetto zero. Bell’esempio agli studenti di scienze naturali e biologiche, ai futuri protettori del pianeta.

Pubblicato il 3/6/2007 alle 15.27 nella rubrica Animali.

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